De Gregori infuoca il Web
- Anche la Pecora Pensa

- 6 giorni fa
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Ha detto che gli artisti non dovrebbero schierarsi in politica. Cinquant'anni di canzoni lo smentiscono. E la destra lo ha già adottato.
De Gregori infuoca il web, e questa volta non con una canzone. Martedì 26 maggio, durante la presentazione del suo docufilm Nevergreen al Teatro Out Off di Milano, Francesco De Gregori — il Principe, come lo chiamano i fan più devoti — ha lanciato una dichiarazione che ha fatto sobbalzare mezzo mondo della musica italiana.
L'obiettivo era Bruce Springsteen e le sue prese di posizione pubbliche contro Trump. La sentenza è arrivata così, senza troppi giri di parole: "Provo sempre un certo imbarazzo quando un uomo di spettacolo vuole schierarsi in maniera così netta e apodittica su questioni internazionali, di guerra. Non do lezioni, il mio pensiero non è totalitario. Che titoli ha per farlo?" Ha aggiunto di preferire la strada della sensibilizzazione attraverso le canzoni, non attraverso i proclami dal palco.
Enzo Iacchetti lo ha attaccato sui social definendo la cosa una "grande cazzata" e chiudendo con un lapidario "che delusione che sei." Eros Ramazzotti si è dissociato. Il Fatto Quotidiano gli ha dedicato un pezzo al vetriolo. Il web ha fatto il resto.
Ma il punto vero non è la polemica. Il punto è chi l'ha sollevata.
Francesco De Gregori è lo stesso che ha scritto Viva l'Italia, presa a tradimento, l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento. Lo stesso di Generale, inno pacifista degli anni Settanta talmente potente che il Partito Socialista lo adottò come colonna sonora — contro la sua volontà, per inciso, ma questo la dice lunga su quanto fosse "neutro" il messaggio. Lo stesso di Pablo, storia di un compagno ucciso dalla violenza politica. Lo stesso di San Lorenzo, sulle bombe del 1943 e sul silenzio del Vaticano. Lo stesso che ha dedicato un brano a Pasolini, che ha cantato lo scandalo Lockheed, l'assassinio del giornalista Mauro De Mauro, la strage di Ustica. Lo stesso che la RAI ostacolava perché troppo vicino al PCI. Lo stesso che ha costruito un'intera carriera su impegno civile, antifascismo, critica sociale, denuncia politica. Per cinquant'anni.
E adesso dice che gli artisti non dovrebbero schierarsi.
C'è una risposta possibile a questa contraddizione, ed è quella che lui stesso ha dato: la differenza starebbe nel mezzo. Lui sensibilizzava attraverso la poesia, non con i proclami espliciti. Una distinzione sottile, che però regge fino a un certo punto — perché quando scrivi "l'Italia assassinata dai giornali e dal cemento" il messaggio è lì, cristallino, e non ha bisogno di nessuna conferenza stampa per essere capito.
C'è poi un'altra storia, quella che chi ha frequentato i suoi concerti negli anni conosce bene: De Gregori che cambiava le melodie dei suoi pezzi per evitare che il pubblico cantasse insieme a lui. Un artista che vuole emozionare — ma preferibilmente da solo, grazie. E adesso ha direttamente eliminato i classici dalla scaletta: niente Rimmel, niente La donna cannone, niente Generale. "Il pubblico è avvertito e non potrà chiedere il rimborso", ha detto, con quell'ironia distaccata che ai fan risulta affascinante e a molti altri suona semplicemente aristocratica.
Fin qui, la vicenda personale. Ma c'è un fenomeno più largo che questa storia illumina benissimo, e riguarda un'abitudine tutta italiana. Quando la vena creativa si esaurisce — quando le canzoni non arrivano più, quando il suono del momento ti sfugge, quando l'onda ti ha sorpassato — si apre un'alternativa comoda: diventare commentatori. Del tutto e del nulla, con l'autorevolezza accumulata negli anni buoni. Non ho più idee per fare canzoni, ma ho opinioni su tutto: sulla politica, sulla guerra, su come si dovrebbe stare al mondo, su chi ha i titoli per parlare e chi no. De Gregori stesso lo ha ammesso candidamente: sono circa dieci anni che non sente più l'ispirazione per scrivere canzoni nuove. Detto da lui, con quella sua onestà tagliente, suona quasi nobile. Ma il meccanismo è lo stesso — e in Italia è un classico.
Il finale della storia, però, è quello che fa più riflettere. De Gregori infuoca il web, e a raccogliere immediatamente il suo pensiero con entusiasmo è la destra. Radio Libertà lo celebra come chi "ha dato un bel calcione alla retorica degli intellettuali impegnati, dei pro-Gaza acritici, dei firmatari compulsivi di appelli." L'uomo che la RAI osteggiava per la sua vicinanza al PCI, il cantautore di Viva l'Italia e Generale, si ritrova applaudito dai suoi storici avversari culturali.
Non c'è niente di peggio, per un artista, che dire la cosa giusta per le ragioni sbagliate. O forse la cosa sbagliata, e basta.
✍️ Anche la Pecora Pensa
📌 Fonti
Virgilio Notizie, 27 maggio 2026
Il Fatto Quotidiano, 27-29 maggio 2026
Radio Libertà, 27 maggio 2026
Leggo.it, 27 maggio 2026
L'Opinione, 27 maggio 2026
Adnkronos, 26 maggio 2026
Wikipedia, Francesco De Gregori

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