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Movimenti contro l'intelligenza artificiale: chi sono e cosa vogliono

  • Immagine del redattore: Anche la Pecora Pensa
    Anche la Pecora Pensa
  • 4 giorni fa
  • Tempo di lettura: 5 min
CONTRO AI

Chiedono di fermare l'intelligenza artificiale. Li finanziano quelli che la costruiscono. Benvenuti nella resistenza più comoda del mondo.


Partiamo da una notizia che nessuno vi darà mai in modo diretto: i principali movimenti contro l'intelligenza artificiale sono finanziati dalle stesse persone che l'intelligenza artificiale la stanno costruendo. Tenetelo a mente. Perché è la chiave di tutto quello che state per leggere.


Negli ultimi anni è cresciuta una galassia di gruppi, associazioni, coalizioni e movimenti che dicono di voler fermare — o almeno rallentare — la corsa all'AI. Alcuni chiedono una pausa. Altri vogliono fermare tutto. Altri ancora scendono in piazza, fanno scioperi della fame, si incatenano davanti agli uffici di OpenAI e Anthropic. Fanno rumore. Fanno notizia. E nel frattempo, dietro le quinte, qualcuno firma i loro assegni.


Benvenuti nella più grande operazione di gestione del dissenso del ventunesimo secolo.


La pausa che non ferma niente

Il gruppo più noto si chiama PauseAI. Nasce nei Paesi Bassi, si espande in Europa e negli Stati Uniti, chiede una moratoria temporanea sullo sviluppo dei modelli di intelligenza artificiale più avanzati. La tesi è semplice: la tecnologia corre più veloce della politica, bisogna aspettare che governi e istituzioni si attrezzino prima di andare avanti. È una posizione ragionevole. Quasi troppo ragionevole. Così ragionevole da essere perfettamente innocua. Perché PauseAI non chiede di fermare niente in modo permanente. Chiede una pausa. Una pausa durante la quale, presumibilmente, i governi si sveglieranno, capiranno cosa sta succedendo, scriveranno leggi sensate e poi daranno il via libera a uno sviluppo responsabile dell'AI. Se credete che questo scenario sia realistico, probabilmente credete anche che le compagnie petrolifere si autoregolino per salvare il clima.


Il gruppo organizza manifestazioni, campagne informative, incontri con politici. Tono moderato, linguaggio accessibile, niente estremismi. E finanziamenti che arrivano in larga parte dall'effective altruism — una rete di fondazioni e investitori profondamente intrecciata con la Silicon Valley stessa. Gli stessi ambienti culturali e finanziari che hanno reso possibile la corsa all'AI finanziano il movimento che chiede di rallentarla. Il conflitto di interessi è così evidente che quasi non sembra un conflitto di interessi.


Quelli che vogliono fermare tutto — sul serio

StopAI nasce come scissione di PauseAI. I fondatori hanno deciso che chiedere una pausa era troppo poco: serviva opporsi completamente allo sviluppo dell'intelligenza artificiale generale, quei sistemi teoricamente capaci di superare gli esseri umani in qualsiasi attività cognitiva. Niente mezze misure. Niente compromessi. E lo fanno sul serio, almeno nelle strade. Sit-in davanti agli uffici di OpenAI. Blocchi stradali. Scioperi della fame. Proteste davanti alla sede di Anthropic. Alcuni membri sono stati arrestati. Il gruppo rivendica con orgoglio la propria indipendenza dai grandi circuiti filantropici della Silicon Valley — niente assegni dai miliardari, solo volontari e piccole donazioni online. È la cosa più onesta di questo intero panorama. Ed è probabilmente per questo che StopAI rimane marginale, rumoroso ma ininfluente, mentre i gruppi più accomodanti ottengono spazio mediatico, finanziamenti e tavoli istituzionali. Perché il sistema non teme chi fa scioperi della fame davanti a un edificio di vetro. Il sistema teme chi ha il potere di fermare davvero qualcosa. E quel potere non si costruisce con i sit-in. Si costruisce con i soldi, le leggi, le istituzioni. Cioè esattamente quello che le Big Tech già controllano.


Il lobbying che fa comodo a tutti

ControlAI è la realtà più strutturata ed economicamente rilevante di questa galassia. Ha sede nel Regno Unito, è guidata da un manager con un curriculum che passa dalla London School of Economics alle Nazioni Unite, ed è molto brava a comparire sui media giusti — BBC, Guardian, NBC, Times. Paragona i rischi dell'intelligenza artificiale avanzata a quelli di una guerra nucleare. Fa lobbying tra i politici. Chiede regole, controlli, limiti. Tutto legittimo. Tutto necessario, forse. Ma anche tutto perfettamente compatibile con la continuazione dello sviluppo dell'AI, purché avvenga in modo "responsabile". E "responsabile", nel vocabolario delle Big Tech, significa quasi sempre: compatibile con i nostri interessi. Nel board di ControlAI siedono i fondatori di Conjecture, una startup che proponeva un approccio alternativo ai modelli linguistici. Lo scorso marzo quella startup ha chiuso. L'approccio alternativo non è stato percorribile. I movimenti contro l'intelligenza artificiale sono pieni di alternative che non funzionano, di progetti che chiudono, di proposte che restano sulla carta mentre i modelli diventano più potenti, i datacenter si moltiplicano e i posti di lavoro spariscono.


I ricercatori che lasciano le cattedre

Evitable nasce nel 2025. Il fondatore è un professore associato al Mila di Montréal, uno dei centri di ricerca AI più importanti al mondo, che nel 2026 lascia temporaneamente l'università per dedicarsi completamente all'organizzazione. Il messaggio è che lo sviluppo dell'intelligenza artificiale non sia inevitabile né neutro, ma una scelta politica guidata dalle grandi aziende tecnologiche. È vero. È esattamente così. Ed è una cosa importantissima da dire ad alta voce, in un momento in cui il discorso dominante presenta l'AI come una forza naturale, inevitabile come la gravità, davanti alla quale non si può fare altro che adattarsi.

Ma anche qui torna il paradosso. In passato il fondatore di Evitable ha ricevuto finanziamenti da organizzazioni collegate a Open Philanthropy e Coefficient Giving — realtà sostenute da imprenditori e miliardari della Silicon Valley. La critica al sistema viene pagata dal sistema. Non è necessariamente malafede. Ma è una contraddizione che nessuno di questi gruppi riesce davvero a risolvere, e che i loro critici non mancano mai di sottolineare.


L'unica battaglia che funziona davvero

C'è però un fronte che si sta rivelando concreto, radicato, difficile da ignorare. È quello contro i data center, e non viene dai salotti accademici né dai circuiti dell'effective altruism. Viene dai territori. La Coalition for Responsible Data Center Development coinvolge oggi 268 organizzazioni locali negli Stati Uniti e oltre 360mila persone. Non nasce come movimento anti-AI in senso stretto, ma è diventata parte integrante di questa galassia per una ragione molto semplice: i data center bevono acqua, consumano energia in quantità industriali, devastano il territorio e si costruiscono spesso in comunità che non hanno avuto voce in capitolo. Sono argomenti concreti. Misurabili. Difficili da smontare con il solito arsenal retorico delle Big Tech — il progresso, l'innovazione, il futuro. Quando dici a una comunità del Minnesota che il data center vicino a casa sua consuma tanta acqua quanta ne consuma una città di medie dimensioni, non stai facendo filosofia. Stai parlando di qualcosa che la gente tocca con mano ogni giorno. È forse la forma di resistenza più efficace proprio perché non si muove sul piano ideologico ma su quello pratico, amministrativo, quotidiano. Ed è significativo che sia anche quella meno finanziata, meno visibile, meno presente sui grandi media.


Il sistema che digerisce i suoi critici

Ecco il quadro finale, e non è un quadro confortante. I movimenti contro l'intelligenza artificiale esistono, crescono, fanno rumore. E il sistema li sta già digerendo. Li finanzia, li cooptatassegna loro spazi istituzionali, li trasforma in interlocutori ragionevoli con cui sedersi a un tavolo e non cambiare niente di sostanziale. È esattamente quello che ha fatto con il movimento ambientalista, con quello dei diritti digitali, con decine di altri movimenti di protesta negli ultimi trent'anni.


Nel frattempo i modelli diventano più potenti ogni sei mesi. I posti di lavoro spariscono — Goldman Sachs stima oltre 16mila tagli netti mensili nel mercato del lavoro americano direttamente imputabili all'automazione AI. I data center continuano a costruirsi. E le grandi aziende tecnologiche continuano a macinare profitti da capogiro mentre licenziano migliaia di dipendenti.


La pausa non arriverà. Non perché sia impossibile tecnicamente, ma perché nessuno con il potere reale di imporla ha interesse a farlo. E i movimenti contro l'intelligenza artificiale, per quanto sinceri nelle intenzioni, non hanno ancora trovato il modo di costruire quel potere. Finché resteranno frammentati, contraddittori e in parte dipendenti dagli stessi che vorrebbero fermare, resteranno quello che il sistema vuole che siano: una prova che il dissenso esiste, che viene ascoltato, che il dibattito è aperto.


Il dibattito è aperto. Le decisioni sono già prese.


✍️ Anche la Pecora pensa


📌 Fonti

  • Wired Italia — I movimenti contro l'intelligenza artificiale crescono

  • Goldman Sachs — Analisi sull'impatto AI sul mercato del lavoro

  • PauseAI — pauseai.info

  • StopAI — stopai.org

  • ControlAI — controlai.org

  • Coalition for Responsible Data Center Development — crdcd.org

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