Razzismo a Castano Primo: dal Villaggio Apache ai pakistani, settant'anni di storia uguale
- Anche la Pecora Pensa

- 6 giorni fa
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Quando il Nemico Cambia Ma l'Odio No: Castano Primo e il Razzismo che Si Rinnova a Ogni Generazione
C'è un esperimento mentale che faccio ogni volta che leggo certi commenti su Facebook. Immagino di prendere quegli stessi commenti, cambiarci dentro la parola "pakistano" con "calabrese", e rileggerli. Il risultato è sempre lo stesso: funzionano alla perfezione. Stessa struttura, stessa logica, stessa paura vestita da indignazione civile. Il razzismo a Castano Primo non è un fenomeno nuovo, non è una risposta all'immigrazione straniera, non è nato con i barconi o con le moschee. Ha settant'anni buoni, e nel corso di quei settant'anni ha cambiato bersaglio con una precisione che quasi fa ammirazione.
Mercoledì 27 maggio 2026, Giuseppe Pignatiello — già sindaco di Castano Primo, oggi consigliere di minoranza — pubblica sulla sua pagina Facebook un messaggio di auguri per l'Eid al-Adha, la Festa del Sacrificio islamica. Scrive: "Buon Eid al-Adha a tutta la nostra comunità." Due righe. Forse tre. Il tono è quello di chi fa gli auguri di Pasqua ai vicini di casa. Nel giro di poche ore, quella bacheca sembrava la battaglia della Marna.
Il razzismo a Castano Primo ha un copione: e lo conoscete già
Il post dell'Eid ha riaperto una ferita che a Castano Primo non si è mai davvero chiusa. Nei commenti di mercoledì c'era di tutto: chi accusava Pignatiello di vergognarsi, chi avvertiva che presto le donne avrebbero dovuto girare col burqa, chi lo definiva "islamizzato convinto." E c'era — conserviamolo come si conserva un reperto archeologico — un utente che ha attraversato l'intero thread partendo dall'Islam e atterrando, con traiettoria imprevedibile, sull'odio per i trentini.
Ma il post di mercoledì non è che l'ultimo episodio di una storia più lunga. Nei mesi scorsi qualcuno aveva già definito i pakistani di Castano "quelli coi pigiami" — il shalwar kameez, l'abito tradizionale dell'Asia meridionale, indossato da un miliardo e mezzo di persone senza che il mondo collassi. Qualcun altro aveva dichiarato senza troppi giri di parole che a Castano gli stranieri "non sono i benvenuti, non siamo aperti." Qualcuno aveva persino detto che girare per le strade del paese sembrava essere a Baghdad 🇮🇶 — Baghdad, capitale dell'Iraq, che con il Pakistan 🇵🇰 condivide la religione islamica e poco altro, essendo i due paesi separati da migliaia di chilometri, culture diverse, lingue diverse, storie diverse. Ma in certi ragionamenti la geografia è un dettaglio trascurabile.
Presi insieme, questi episodi raccontano qualcosa di preciso: il razzismo a Castano Primo non esplode per caso. Cova, aspetta, e trova sempre un'occasione per venire a galla.
Il meccanismo lo conoscete. Prima erano i meridionali — rubavano il lavoro, non si integravano, portavano malattie, abbassavano il livello del quartiere. Poi gli albanesi. Poi i rumeni. Adesso tocca ai pakistani. Il nemico si aggiorna ogni generazione, come un sistema operativo. Il codice sorgente non cambia mai.
Razzismo a Castano Primo: la storia scritta su Wikipedia
E qui arriva il pezzo che nessuno a Castano sembra ricordare, ma che sta scritto nero su bianco perfino su Wikipedia, alla voce del Comune. Negli anni del boom economico, Castano Primo visse una massiccia ondata migratoria. Non dall'Asia. Non dall'Africa. Dal Sud Italia 🇮🇹. Calabresi, siciliani, campani che salivano a cercare lavoro nelle fabbriche del milanese, che lasciavano le loro terre per costruirsi una vita in una città che non li voleva particolarmente. Dove li misero? In un quartiere di case popolari che i castanesi dell'epoca battezzarono — con quella sensibilità tutta padana — "Villaggio Apache."
Apache.
Come i selvaggi.
Come i pericolosi.
Come quelli che vengono da fuori e non capiranno mai come funzionano le cose qui. Oggi quei meridionali sono "noi." I loro figli e nipoti sono castanesi a pieno titolo, con la tessera della Pro Loco e il diritto di lamentarsi dei pakistani che non si integrano. La memoria è corta come sempre. Il meccanismo è lungo come sempre. E il razzismo a Castano Primo ha trovato il modo di sopravvivere a se stesso rinnovandosi continuamente, come certi funghi che cambiano colore ma restano velenosi. Vorrei tanto sapere cosa pensavano i nonni dei commentatori più accesi, quando arrivarono al Nord con la valigia di cartone e il vestito della domenica, e trovarono i cartelli "non si affitta ai meridionali" sulle porte dei palazzi. Vorrei tanto saperlo. Ma non lo saprò mai, perché quella storia è scomoda e non si racconta.
Il centro islamico di Castano Primo: dodici anni di razzismo a Castano Primo istituzionalizzato
Mentre i commenti scorrono veloci su Facebook, vale la pena fermarsi un momento su quello che è successo in questa città negli ultimi dodici anni. Perché il razzismo a Castano Primo non è solo chiacchiere da social. A volte prende la forma di una delibera comunale.
La comunità musulmana di Castano Primo conta circa 2.000 persone. Di queste, 400 hanno la cittadinanza italiana. Sono, a tutti gli effetti, castanesi. Dal 2013, l'associazione culturale Madni cercava uno spazio dove potersi riunire, studiare la lingua urdu, e — diciamolo chiaramente — pregare. Niente di rivoluzionario. Una sala. Quattro muri. Un posto dove stare insieme.
Quello che è successo dopo assomiglia a una telenovela kafkiana. Il Comune ha concesso il permesso, poi lo ha ritirato, poi ha perso il ricorso al TAR, poi ha fatto un altro tentativo, poi ha perso di nuovo, poi è stato condannato a pagare le spese legali. La Lega locale ha esultato ogni volta che sembrava di bloccare tutto, salvo poi dover ingoiare ogni sentenza. Alla fine il Consiglio di Stato, nell'aprile 2025, ha messo il punto definitivo: la comunità islamica aveva ragione, il Comune aveva torto, il centro si fa.
Il centro ha aperto il 27 giugno 2025.
All'inaugurazione, il sindaco di centrodestra Roberto Colombo si è presentato senza fascia tricolore, scortato dalle forze dell'ordine, senza stringere la mano a nessuno. Se c'era un modo per comunicare il proprio disprezzo pur essendo fisicamente presenti, il sindaco lo ha trovato. Chapeau, come direbbero i francesi 🇫🇷 — o forse no, i francesi non vanno tanto di moda da quelle parti. Dodici anni. Per una sala dove pregare. Dodici anni di ricorsi, delibere, sentenze, spese legali, dichiarazioni alla stampa, e alla fine il risultato è stato esattamente quello che sarebbe stato nel 2013 se qualcuno avesse avuto la decenza di dire sì subito.
Pignatiello, i trentini, e la fine della storia
Torniamo al post di Pignatiello. L'ex sindaco — lo stesso che da primo cittadino aveva cercato di dare il permesso per il centro islamico, subendo anni di opposizione politica feroce — scrive due righe di auguri e si ritrova sotto una valanga di commenti che avrebbe potuto prevedere parola per parola.
Ha risposto a tutto. A ogni commento, con ogni controreplica, con una pazienza certosina che sinceramente invidio. Ha spiegato, argomentato, citato la storia, difeso le sue posizioni. Qualcuno lo ha definito "islamizzato". Qualcuno gli ha detto di vergognarsi. Qualcuno ha tirato in ballo sua figlia. Lui ha continuato a rispondere.
Io, lo dico senza vergogna, dopo il quinto commento avrei già disattivato le notifiche, chiuso il computer, e fatto una lunga passeggiata nel bosco più vicino. Il punto, però, non è Pignatiello. Il punto non è nemmeno la Festa del Sacrificio, o il centro islamico, o i shalwar kameez scambiati per pigiami. Il punto è quello che emerge con chiarezza cristallina ogni volta che a Castano Primo — o in qualsiasi altra cittadina del Nord Italia con una storia simile — qualcuno ha il coraggio di dire una cosa ovvia: che i nuovi arrivati sono persone, che hanno diritti, che meritano rispetto.
Il punto è la reazione. Sempre uguale. Sempre identica a se stessa. Prevedibile come il meteo di novembre.
Il razzismo a Castano Primo non è una risposta a qualcosa. Non è provocato dai pakistani, non è causato dall'Eid al-Adha, non nasce dai centri islamici. Esiste indipendentemente dal bersaglio. Ha bisogno di un bersaglio, certo — ma quale bersaglio è quasi irrilevante. Quando i pakistani non ci saranno più, o quando saranno finalmente "integrati" e quindi accettabili, ci sarà già qualcun altro. C'è sempre qualcun altro. Lo insegna il Villaggio Apache. Lo insegna la storia. Lo insegna anche quell'utente che ha attraversato mezzo thread di commenti islamofobi e ha trovato il modo di chiudere odiando i trentini. Settant'anni e non sentirli.
✍️ Anche la Pecora Pensa
📌 Fonti
Wikipedia — voce Castano Primo
Malpensa24 — Il TAR apre al centro culturale islamico di Castano Primo, agosto 2020
Malpensa24 — Castano Primo: nuova vittoria al TAR dell'associazione Madni, giugno 2021
Malpensa24 — Castano, ci siamo: apre il centro culturale islamico, giugno 2025
L'Altomilanese — Castano Primo, opposizioni contro Colombo sul centro islamico, luglio 2025
Pagina Facebook di Giuseppe Pignatiello — post del 27 maggio 2026

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