Trump Iran accordo nucleare: tre mesi di guerra, ultimatum e Situation Room per non decidere niente
- Anche la Pecora Pensa

- 5 giorni fa
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Il negoziatore più potente del mondo non riesce a chiudere il deal più importante della sua presidenza
C'è un uomo che da tre mesi minaccia, bombarda, lancia ultimatum, pubblica mappe con la bandiera americana sopra l'Iran, convoca la Situation Room con aria da film d'azione — e poi esce da lì dopo due ore senza aver deciso niente. Quell'uomo si chiama Donald Trump, ed è il presidente più potente del mondo. O almeno, così dicono.
Facciamo un piccolo riassunto per chi si è perso le puntate precedenti, perché questa storia è meglio di qualsiasi serie Netflix e soprattutto è gratuita, se non conti il costo emotivo di seguire la politica internazionale nel 2026.
A febbraio Trump dà all'Iran dieci giorni per firmare un accordo sul nucleare. «O trattate, o succedono cose brutte», dice, con la stessa sfumatura linguistica di un capobanda di quartiere. L'Iran non firma. Non succede niente di particolarmente brutto, almeno non subito. A marzo arriva un nuovo ultimatum. Poi un altro. A maggio, Trump dichiara di essere stato «a un'ora dal prendere la decisione di intervenire». Un'ora. Come uno che ha il dito sul grilletto e poi si distrae per guardare il telegiornale.
Sul Trump Iran accordo nucleare si scrive da mesi, si specula da settimane, si negozia da giorni. Ieri, 29 maggio 2026, sembrava il giorno della svolta. Il tycoon entra nella Situation Room — quella stanza seria, con gli schermi, i generali, le cravatte — annunciando su Truth di essere pronto a prendere «una decisione definitiva». Dopo due ore di riunione, la decisione non viene presa. Restano ancora alcuni temi da discutere, incluso lo sblocco dei fondi iraniani congelati. Fumata nera. Trattative in corso. Arrivederci e grazie.
I mercati finanziari, nel frattempo, scommettono sul via libera all'intesa: le borse avanzano e il petrolio scende intorno ai novanta dollari. La finanza mondiale sta già festeggiando una pace che ancora non esiste. È come brindare al matrimonio prima che gli sposi si siano guardati negli occhi. È dadaismo puro. È il 2026 e funziona così.
Il problema vero, quello che nessun retroscena riesce davvero a spiegare, è che il Trump Iran accordo nucleare non è una trattativa tra due parti con obiettivi chiari. È uno scontro tra una potenza che vuole vincere senza pagare il prezzo della vittoria e un regime che vuole sopravvivere senza rinunciare a quello che lo tiene in piedi. Gli Usa non sono riusciti né a soffocare la corsa nucleare iraniana né a smantellare la struttura balistica della Repubblica Islamica — che erano esattamente i due obiettivi strategici dichiarati e irrinunciabili. Tre mesi di guerra, miliardi spesi, tensioni globali alle stelle. Risultato: siamo punto e a capo, con qualche sito bombardato in più e qualche minaccia in più su Truth.
Le condizioni poste dagli americani includono: nessun risarcimento all'Iran per i danni di guerra, nessuno sblocco dei beni iraniani congelati, il trasferimento negli Usa di quattrocento chili di uranio arricchito, e la possibilità per Teheran di mantenere operativa una sola struttura nucleare. Tradotto in italiano semplice: volete la pace? Benissimo. Dateci tutto, tenete poco, non vi risarciamo niente, e ringraziateci pure. Una trattativa con la stessa generosità di chi offre un passaggio in macchina e poi chiede il pedaggio retroattivo.
Nel frattempo, Trump pubblica su Truth una mappa del Medio Oriente con l'Iran contrassegnato dai colori della bandiera americana, con la scritta: «Gli Stati Uniti del Medio Oriente?». Un gesto diplomatico di rara finezza. Immaginate di essere seduti a un tavolo negoziale teso, tre mesi di guerra alle spalle, morti da una parte e dall'altra, e l'altra parte tira fuori il telefono mostrandovi come apparirebbe casa vostra dipinta coi colori di casa loro. Con un punto interrogativo, per carità — che ci tiene al fair play, Trump. Quel punto interrogativo è il tocco di classe.
Il tycoon aveva già dichiarato che l'Iran aveva «due o tre giorni. Forse venerdì, sabato, domenica. Magari all'inizio della prossima settimana. Un lasso di tempo limitato». Un ultimatum così elastico che potrebbe coprire le prossime elezioni di midterm. La parola ultimatum, tecnicamente, significa ultima cosa — dopo non c'è altro. Con Trump invece dopo l'ultimatum arriva il penultimatum, poi l'antepenultimatum, poi una settimana di riflessione, poi Truth.
I negoziatori americani e iraniani avrebbero in realtà già raggiunto un accordo su un memorandum d'intesa di sessanta giorni per estendere il cessate il fuoco, con navigazione attraverso lo Stretto di Hormuz senza restrizioni e rimozione di tutte le mine entro trenta giorni. Un accordo già scritto. Carta pronta. Penna sul tavolo. Mancherebbe solo il sì di Trump, che avrebbe chiesto «un paio di giorni per rifletterci». I suoi stessi negoziatori hanno fatto il lavoro. Lui ci dorme sopra. Nel senso letterale, probabilmente.
Su Truth, prima di entrare nella Situation Room, Trump elenca le sue condizioni: l'Iran non avrà mai più un'arma nucleare, lo Stretto di Hormuz deve essere aperto immediatamente senza pedaggi, le mine navali devono sparire. E aggiunge che l'uranio arricchito iraniano sarà dissotterrato dagli Usa — «unico Paese insieme alla Cina con la capacità meccanica di farlo» — e poi distrutto. Gli Usa e la Cina, grandi rivali strategici, improvvisamente uniti nello stesso buco di scavo. Un'immagine che vale più di mille analisi geopolitiche.
Il segretario di Stato Marco Rubio, da Nuova Delhi, aveva dichiarato che sono stati compiuti «progressi significativi» e che un annuncio sarebbe arrivato nelle prossime ore. Quelle ore sono passate. L'annuncio non è arrivato. Ma Rubio è già a Washington, il Pakistan ha mandato il suo capo negoziatore, il Qatar ha affiancato Islamabad nelle ultime ore di pressing. Il memorandum manca ancora delle firme di Trump e della guida suprema iraniana, e prevede una proroga di sessanta giorni della tregua durante i quali dovranno essere avviati negoziati sul programma nucleare. Sessanta giorni per discutere di quello che non si è riusciti a risolvere in tre mesi di guerra. Ottimismo della volontà, diciamo.
Sul Trump Iran accordo nucleare si gioca una partita che va ben oltre i due protagonisti. Ci sono le monarchie del Golfo che tremano all'idea di una regione in fiamme, c'è Israele che osserva, c'è la Cina che aspetta, ci sono i mercati petroliferi che sobbalzano a ogni dichiarazione. E nel mezzo c'è lui, Donald Trump, che entra nella stanza più importante del pianeta, ci rimane due ore, e ne esce con le mani in tasca.
La storia, alla fine, è questa. Il negoziatore più famoso del mondo — quello che ha scritto "The Art of the Deal", quello che si vanta di saper chiudere qualsiasi trattativa — non riesce a chiudere la trattativa più importante della sua presidenza. Non perché l'accordo non esista. Esiste, è scritto, i suoi uomini lo hanno firmato in bozza. Non riesce a chiuderla perché chiuderla significa scegliere. E scegliere significa assumersi la responsabilità di quello che viene dopo. E quello che viene dopo, in Medio Oriente, nessuno lo sa davvero.
Nemmeno lui.
✍️ Anche la Pecora pensa
📌 Fonti
Quotidiano.net — Teheran ha "il dito sul grilletto". Ennesimo ultimatum di Trump: "Intesa a breve o attacco l'Iran"
Quotidiano.net — Trump, (in)decisione finale: fumata nera dopo la Situation Room. E l'Iran frena: Hormuz è nostro
Vatican News — L'ultimatum di Trump all'Iran: accettino l'accordo o non resterà nulla
L'Unità — Iran-Usa, accordo per un cessate il fuoco di 60 giorni con Hormuz libero e stop al nucleare di Teheran: manca il sì di Trump
Quifinanza — Accordo Usa-Iran su Hormuz, le varie posizioni da Trump a Teheran e l'Ue: cosa sappiamo
Euronews — Trump: accordo per porre fine alla guerra con l'Iran è "in gran parte negoziato"
Il Sole 24 Ore — Trump annuncia: «Accordo pronto. Hormuz riaprirà». Teheran smentisce: «Nessuna intesa sul nucleare»
Open Online — Trump per due ore nella Situation Room, resta lo stallo sull'Iran
ANSA — Trump riunisce la Situation Room ma non decide sull'Iran
ANSA — Hegseth avverte: "Gli Usa capaci di riprendere la guerra, l'Iran non avrà armi nucleari"

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